6.

Quella straordinaria violenza domestica

Portarla così a lungo, da crederla tua.

straordinàrio agg. [dal lat. extraordinarius, comp. di extra «fuori» e ordo -dĭnis «ordine» (cfr. ordinarius «ordinario»)]. – 1.a. Non ordinario, che esce dall’ordinario, dal solito, dal normale o dal comune
 b. Che ha carattere speciale e temporaneo o puramente accidentale, oppure si aggiunge, in particolari circostanze e occorrenze, a ciò che è ordinario e consueto (da Treccani)

Quando pensate a qualcosa di straordinario, pensate a qualcosa fuori dall’ordinario, stupefacente, magnifico. Può esserlo anche la violenza, salvo che magnifica – sempre che non smontiate la parola alle sue origini latine, allora sì, è un grande fare.

Allora perché straordinaria? Perché nell’immaginario collettivo della violenza domestica c’è un bruto energumeno (che possibilmente assomiglia alla forma più primitiva dell’uomo) e una donna gracile con un occhio tumefatto che si scusa dicendo di essere caduta per le scale. E allora, se conosciamo la forma della violenza domestica, perché non siamo ancora riusciti a debellarla? Perché l’immagine collettiva che simboleggia l’abuso domestico è più distorta di quanto possa esserlo quella che una nota bevanda è riuscita a venderci di Babbo Natale. Perché non ci sono Uomini Neri e Cenerentole da salvare, né gnomi, né fate.

Non c’è nulla di più straordinario della menzogna a cui ci piace credere. Quella dove gli altri, io no. Agli altri, a me mai.

Ci ho creduto anch’io. Così tanto per finire di credere che la violenza fosse una cosa ordinaria. Ed è la più dolorosa delle credenze che si possa avere.