3.

Mia madre mi diede un nome di tre lettere. Quanti ne ho portati in realtà? In questa realtà, dico. soleesale, enneleyn, pobesnelazarja, pettywords, airelle, a. Solo alcuni di quelli che hanno fatto più storia. O meno scalpore di ciò che ero. Cos’ero? Una ragazzina curiosa del mondo, una a cui il suo mondo non sarebbe mai bastato. Non potevano bastarmi le persone che mi circondavano, non potevano. Credo di aver risolto il mistero solo poco tempo fa. Non mi reputo particolarmente intelligente, quella è una dote che è spettata a quelli venuti dopo di me, io ho solo un cervello estremamente veloce. Ho sempre avuto difficoltà a seguirlo, la stessa difficoltà che provo ora nel mettere per iscritto i miei pensieri – che poi, è l’unico modo che ho di mettere un po’ d’ordine in tutto questo caos. E’ un po’ come essere un programma intrappolato in un computer con un processore scarso. Tu lo carichi, ma lui non si carica. Tu pensi, ma il pensiero non riesce a prendere una forma nel mondo della dimensione. Ed intrappolare pensieri in parole è un modo per dare a loro una dimensione. Che, continua a non essere reale, ma perlomeno ha qualcosa di fisico, una forma che, pur non essendo la sua propria, gli permette di coesistere. E’ un gioco, il nome. E’ dare una forma ad una dimensione che ancora non sa di esistere. Tu le dai un nome e puoi scriverne la storia.

Ogni cosa porta un nome, ciò che non porta un nome è perduto per sempre. Che poi uno lo scriva con la minuscola, è una scelta. Le grandi cose iniziano sempre con il tassello più piccolo. Il passo è sempre la prima parte di un cammino. La lettera, lo scheletro della parola.

Notte fonda, ora come allora. Nulla è cambiato, eppure non è mai stato lo stesso. Mi diverte come le dita possano scorrere sulla tastiera, cieche. E’ il grande passo che ho fatto tanti anni fa, quando le lasciai scorrere sulla prima tastiera in mio possesso. E’ un collegamento, tra qualche sinapsi del mio cervello che cerca di riflettersi sulla realtà degli altri ed un riflesso che vedo nello specchio. Non per modificarla, non per ostacolarla. A dire il vero, per nulla. Lo fa, e basta. Le dita scorrono, il pensiero slitta lungo le braccia dentro uno schermo, il mondo è fermo ed immobile – eppure no.

So già che questi scritti mi appariranno così estranei tra qualche ora, ricordi? non rileggo mai ciò che scrivo. Perché no? Perché non scrivo io, tutto qui. Non ho mai scritto una sola parola di tutto ciò che ho scritto. Sembrerebbe follia, eppure è una mente lucida che può dirlo. Altrimenti non si dichiarerebbe tale.

Anche questo mi diverte.

Ti auguro dolci sogni, ovunque tu sia.