Arrivare in orario. Da nessuna parte.

orario
(photo A.C.)

Io non sono una che ama gli orari. E nemmeno gli orologi, se per questo – il mio bioritmo è molto diverso da quello che potrebbe essere ritenuto naturale e per quanto sia stata una persona puntuale ed affidabile nella mia esperienza lavorativa, nelle mie giornate libere è tutto capovolto. Sono una persona notturna, ho sempre studiato la notte, scritto la notte e quando non rischiavo di disturbare i vicini, anche pulito casa. E per notte, intendo dopo l’una del mattino.

 

e invece l’orario serve

Ma è chiaro che questo tipo di orario personale non è congruo con quello che è il mondo reale, dove gli orari sono sempre più fitti di impegni e più lunghi. Onestamente, la storica rivendicazione degli operai delle otto ore lavorative, è nuovamente un’utopia. Part-time circonflessi, orari verticali, festivi tutto compreso con lode e chi più ne ha, più ne metta. Ovviamente però, i servizi pubblici non si sono adattati a queste necessità – e lo sa chiunque abbia un figlio all’asilo o debba fare due carte all’anagrafe. Mettiamola così, il mondo è pieno di orari che non coincidono.

E l’orario di quelle rimaste a casa? Sereno variabile, direi. Con annuvolamenti sparsi in vista del ciclo(ne). Lo so, hai sorriso. Però credo tu sappia quanto me che appena perso il contatto giornaliero con il mondo esterno, che ti costringeva ad aderire all’orario degli altri, il tuo orario personale viene meno. Le scadenze si dilungano. Si dilatano. Diventano buchi neri e tu hai la scusa di non essere LISA Pathfinder, per cui non ti costringi a fare oltre l’indispensabile.

Se provi ad immaginare la tua vita casalinga come un lavoro, la prospettiva cambia. Se definisci degli orari e delle scadenze proprio come ne avresti avute sul posto di lavoro, dai un ritmo alle giornate, limitando i buchi neri che altro non sono che tempi morti di pura inconcludenza. E a che cosa porta l’inconcludenza te l’ho spiegato in questo post.

 

timetable, schedule, orario

 

Puoi chiamarlo come ti pare e puoi organizzarlo come meglio credi: l’importante è farlo. Soprattutto fare un quadro generale delle attività che si ripetono, una specie di telaio sul quale poi costruire il resto della tua vita. Ci sono sempre cose che facciamo con una certa abitudinarietà e quelle possono essere il primo punto fermo. Ma l’orario deve essere chiaro: ora di inizio e ora di fine. Niente straordinari, metti l’allarme per evitarli. E niente rinvio degli stessi. Banalmente, deve funzionare un po’ come a scuola, quando suona la campanella, riponi le tue cose nella borsa e ti prepari per la lezione successiva.

Ad una prima lettura questo potrebbe sembrarti traumatico, quasi da automi – la mia vita non è una fabbrica. Sempre se non consideri la vita una fabbrica di felicità. Allora, farai in modo di sbrigare tutte le incombenze che impediscono la felicità con la dovuta cura e in tempi minori.

Voglio farti un esempio pratico: passi tutta la mattinata a pensare a quel maledetto foglio che devi far timbrare all’ufficio imposte. Lo fai in pigiama, con la tazza di caffè e magari guardando un video inutile ma divertente sul cellulare. Eppure ti sei svegliata alle 7, perché sapevi di doverlo fare. “Dai, tanto l’ufficio è aperto anche nel pomeriggio oggi…” Sono le 10 e stai ancora sciabattando con i capelli che sembrano un covo di serpi. Inizi a vestirti e nel mentre bestemmi quel foglio di carta “Perché se oggi non avessi da andare per uffici potrei fare un sacco di cose…” E sono le 12.30 e tanto vale aspettare l’una e pranzare, no? Poi il caffè, e l’abbiocco e un altro video. E sono le 15. Poi ti trucchi, ti vesti in fretta, esci, l’autobus è in ritardo – maledetti trasporti pubblici inefficienti! – arrivi agli uffici e scopri non solo che non ci sono più i biglietti per fare la fila, ma che gli uffici rimangono chiusi fino alla prossima settimana. Bingo.

Anni or sono ho imparato una lezione memorabile dagli addetti alla biglietteria dei treni della stazione di Sacile che avevano affisso un cartello gigante sul vetro: “Non esiste la fretta, ma solo persone in ritardo.”

Per questo hai bisogno degli orari. Perché timbrare una carta ti chiederà al massimo due ore del tuo tempo, facciamo tre o quattro in casi di grandi affollamenti e uffici di città enormi. Esageriamo e facciamo una giornata intera. Ma se leggi il paragrafo sopra, capirai che quella mezza giornata l’hai comunque persa. E ti rimane ancora il foglio da timbrare.

Quante giornate sei realmente disposta a perdere così? E soprattutto in termini di felicità, quanto ti costano la frustrazione e la rabbia verso “l’inefficienza dei servizi pubblici” che in questo caso è tutto fuorché giustificata? Credo tu non abbia bisogno di ulteriori spiegazioni.

 

Non sei una fabbrica, ma ogni tua azione crea una conseguenza. Se le azioni sono ponderate in base ai costi e ai tempi, le conseguenze sono più probabilmente quelle a cui ambiamo. Devi agire per la tua felicità, e devi farlo per tempo.

Ora puoi andare a compilare il tuo orario.

 

Abbi cura di te.

Ana

 

 

 

 

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